Elettrica per sfida e per passione

A volte basta un mix esplosivo di passione, spirito pionieristico e tanta competenza maturata sulla strada, in pista e nei paddock di mezzo mondo per creare qualcosa di davvero eccezionale, unico e quasi impensabile: la trasformazione di una Yamaha R6E da corsa – una moto nata per urlare a quindicimila giri al minuto – in una moto elettrica!

Yamaha R6E elettrica
Carlo Gelmi

L’artefice di questa impresa è Carlo Gelmi, pilota da strada e da enduro, con una solida formazione tecnica maturata sul campo. Una vita trascorsa fra le piste e la sua officina di Bellano, fino a quando nel 2007 Carlo viene “fulminato” da un’idea: prendere la R6E, convertirla in elettrica e correrci. All’epoca si parlava appena di gare per moto elettriche, tutto era da inventare e la sfida era irresistibile. Nonostante lo scetticismo generale Carlo persegue il progetto spinto dall’entusiasmo e dalla voglia di dimostrare che invece ci sarebbe riuscito. In realtà più per sfida personale che per business.

Così con un gesto che era quasi un sacrilegio, nel 2009 Carlo mette la moto sotto la fresa, senza disegni CAD, senza simulazioni al computer. Solo l’esperienza e la tenacia di un uomo che conosce ogni bullone di quella moto e una visione che nessuno, tranne lui, riusciva ad avere. Taglia letteralmente la parte termica e in quel momento interrompe simbolicamente il legame con la tradizione di un secolo di corse, per dare alla luce qualcosa di completamente nuovo. Un’eresia che diventa una rivoluzione.

Abbiamo incontrato Carlo al Key Energy di Rimini, ospite insieme alla sua R6E allo stand di eV-Now! fondazione per la promozione della mobilità elettrica, dove ha suscitato parecchia curiosità. Ed è lì che ci ha raccontato la sua avventura.

Yamaha R6E elettrica
Carlo Gelmi

Trasformare una moto termica da corsa in una elettrica… tutti mi dicevano che non si poteva fare! Io però ci credevo ed è stato un processo che ho realizzato passo dopo passo. Per prima cosa ho tolto la parte termica del motore, mantenendo però il cambio. Si è trattato poi di inserire il motore elettrico e procedere con l’inverter, il BMS e le batterie.

Yamaha R6E elettrica
Carlo Gelmi

Ogni componente è stata una sfida, poiché tutto doveva essere creato da zero e con componenti su misura. Il motore elettrico, per esempio, è stato costruito appositamente, poiché all’epoca non esistevano motori con dimensioni e potenze adeguate. Anche le batterie sono state assemblate e “stringate” artigianalmente, partendo dalla scelta e dalla disposizione delle singole celle e realizzando a mano cablaggi complessi ma affidabili. Non hanno mai dato problemi e funzionano perfettamente ancora oggi. Per l’inverter ne ho adattato uno industriale e con caratteristiche idonee per l’uso automotive.

DIFFICOLTA’ DEL PROGETTO E DESIGN DELLE BATTERIE
La difficoltà maggiore non è stata tanto la costruzione ma la messa a punto dell’intero sistema. Tutto era da inventare e i fornitori imponevano lunghi tempi di attesa. Un aspetto critico è stato il posizionamento delle batterie: invece di usare un unico blocco, le abbiamo distribuite in vari punti del telaio della R6E collegandole poi fra loro, all’avantreno, sotto la sella e sotto il forcellone, per ottimizzare la distribuzione dei pesi. Questa scelta di contro ha reso la manutenzione, come la sostituzione delle celle, un’operazione molto complessa.

PERFORMANCE
La moto ha 72 cavalli reali alla ruota, meno di una R6E termica. Tuttavia, in pista a Modena ha dimostrato di poter girare a solo un secondo e mezzo dai tempi di una R1 da 210 cavalli. Piloti esperti come Marco Borciani l’hanno trovata sorprendentemente efficace e intuitiva. “E’ eccezionale, fa esattamente quello che vuoi” mi ha detto al termine dei giri. I vantaggi tecnici includono il mantenimento del cambio, che permette di risparmiare energia, e un sistema di rigenerazione personalizzabile marcia per marcia. La capacità delle batterie è di 10.5 kWh.

©Photo: Steve Babb

L’ELETTRICA SCENDE IN GARA
La costruzione è partita nel 2009 e dopo tre anni di lavori la moto era pronta per gareggiare, niente meno che al Tourist Trophy (TT) sull’isola di Man. La moto è stata concepita specificamente per il TT e ha debuttato nel 2012, poiché all’epoca non c’erano altre competizioni o possibilità di girare in pista per le moto elettriche. Pensate che al Mugello mi fu negato di girare perché era “troppo silenziosa”.

©Photo: Steve Babb

Il primo anno al TT, l’abbiamo affidata al pilota Gary Johnson, che purtroppo al salto della Union Mile ha toccato sotto e rotto lo scambiatore di calore e così l’inverter si è bruciato. Negli anni successivi (2013-2014), la moto è stata migliorata ed ha gareggiato con piloti esperti del TT come Chris McGahan nativo dell’isola di Man e il californiano Mark Miller, che l’hanno portata a termine della competizione.

PROSPETTIVE FUTURE
Attualmente, la R6E elettrica è un “laboratorio viaggiante” che ha concluso il suo ciclo. L’esperienza acquisita è pronta per essere trasferita in un nuovo progetto: per esempio una Moto2E. Una categoria che permetterebbe un confronto diretto con le moto endotermiche (Moto2) usando lo stesso telaio, pista e pilota, ma con una power unit elettrica. Questo creerebbe un campionato “serio” per moto elettriche, superando il limite della R6E trasformata, che non viene riconosciuta ufficialmente da Yamaha.

In attesa degli sviluppi un altro sogno nel cassetto però Carlo ce l’ha ed è sempre una due ruote, elettrica ovviamente. Per ora è solo un’immagine su un computer ma…